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Wabi-sabi: la filosofia giapponese della bellezza imperfetta nella casa

Wabi-sabi: la filosofia giapponese della bellezza imperfetta nella casa

Una ciotola di ceramica leggermente storta, tornita a mano. Un tavolo di legno il cui piano conserva le tracce di anni di pasti condivisi. Un lenzuolo di lino sgualcito, che non ha mai visto un ferro da stiro. Per molti, questi sono difetti. In Giappone, è proprio lì che si nasconde la vera bellezza. Questo modo di guardare il mondo ha un nome: il wabi-sabi (o wabi sabi, senza trattino).

Uno stile di vita giapponese che è anche un’estetica, che invita ad amare ciò che è semplice, naturale, segnato dall’usura e dal passare del tempo. Lontano dalla perfezione industriale e dai pezzi standardizzati, esalta l’autenticità e rimane volutamente modesto. In questo articolo vi spieghiamo da dove nasce questo concetto, cosa significa davvero e come portarlo nella vostra casa, dal salotto alla camera da letto.

Che cos'è il wabi-sabi? Definizione della bellezza delle cose imperfette

Il wabi-sabi (侘寂) è una visione del mondo che affonda le sue radici nell'estetica giapponese, incentrata sull'accettazione dell'impermanenza e dell'imperfezione. L'architetto e teorico Leonard Koren, autore nel 1994 dell'opera di riferimento *Wabi-Sabi for Artists, Designers, Poets & Philosophers*, lo riassume così: è «la bellezza delle cose imperfette, impermanenti e incomplete», come riporta Japan Experience.

Cosa significano “wabi” e “sabi”?

Il termine riunisce due concetti distinti, difficili da tradurre:

  • Il wabi evoca una bellezza sobria ed essenziale, la modestia e la pienezza che si provano di fronte alla natura.
  • Sabi evoca la patina, quella bellezza che il tempo o il lavoro dell’uomo conferiscono alle cose.

Insieme, celebrano ciò che è umile, naturale, effimero e talvolta atipico: una bellezza che non cerca di risplendere. È la bellezza nell’imperfezione.

Da dove deriva il wabi-sabi?

Questa estetica affonda le sue radici nel pensiero buddista zen (talvolta viene anche associata al taoismo) e, più precisamente, nell'insegnamento dell'impermanenza, chiamato mujō. Ma è attorno alla cerimonia del tè che ha preso forma.

Per molto tempo, la cerimonia del tè è stata un evento sfarzoso, in cui venivano esposti preziosi oggetti importati dalla Cina. Nel XV secolo, secondo Wikipedia e Japan Experience, il monaco zen Murata Jukō (1423-1502) la trasformò privilegiando utensili semplici e artigianali. Circa un secolo dopo, il maestro del tè Sen no Rikyū portò avanti questa tendenza: artigianato locale, casa da tè ispirata a un’umile capanna contadina. Questa visione del bello divenne così uno stile di vita.

Il kintsugi, un simbolo forte

L'espressione più famosa di questo concetto è senza dubbio il kintsugi, che consiste nel riparare una ceramica rotta con una lacca cosparsa d'oro. Anziché nascondere la frattura, la si mette in risalto. Le ceramiche rotte non vengono gettate via: la crepa diventa un ornamento e la riparazione entra a far parte della vita dell’oggetto. Quest’ultimo diventa più prezioso di prima, portatore della propria storia.

Altre tradizioni artigianali incarnano questo spirito, come le ceramiche raku, realizzate a mano, dall’aspetto irregolare e screpolato, citate da Japan Experience. Lontane dalla porcellana liscia e perfetta, ogni ciotola è unica.

I principi fondamentali della filosofia wabi-sabi

Il wabi-sabi si basa su tre semplici concetti, che rispecchiano profondamente il modo in cui concepiamo i nostri prodotti qui a Kipli:

  • L'imperfezione: nulla è perfetto, ed è proprio così che deve essere. Un'irregolarità, un'asimmetria, una traccia lasciata dalla mano danno un'anima alle cose.
  • L'impermanenza: tutto cambia, tutto invecchia. Anziché lottare contro il tempo, impariamo ad apprezzare ciò che esso lascia: la patina del legno, la morbidezza di un lino lavato mille volte.
  • La semplicità: si rinuncia al superfluo, all’accessorio e all’ostentazione per conservare l’essenziale, scelto con cura. Una forma di sobrietà e modestia.

In fondo, è un altro modo per dire ciò che ci guida da sempre: basta poco per essere felici.

Come creare un arredamento in stile wabi-sabi a casa propria?

Materie prime naturali

Questo stile privilegia i materiali vivi, che si evolvono nel tempo: legno massello, lino, lana, ceramica, pietra, terracotta. Recano i segni della loro origine e acquisiscono una patina invece di rovinarsi. Le loro trame, rustiche e irregolari, invitano al tatto. È bene privilegiare le forme organiche e le finiture opache. Al contrario, si evitano la plastica, le superfici lucide e i materiali sintetici. Per conoscere meglio il lino, scoprite il lino, questo materiale favoloso e troppo poco conosciuto.

Oggetti realizzati a mano, che raccontano una storia

Un oggetto del genere non è mai del tutto identico a un altro: è questa la caratteristica propria della ceramica artigianale e dei mobili fatti a mano. È il caso della nostra lampada a sospensione in ceramica MARA, realizzata artigianalmente con argilla e smalti della Catalogna: i suoi pezzi sono torniti a mano e ciascuno è quindi unico. Allo stesso modo, il nostro tavolino in legno organico BAOBAB, in frassino massiccio esaltato da un olio naturale, è modellato a mano nel nostro laboratorio in Italia, vicino a Torino: ogni tavolino viene realizzato come un’opera unica. Per scoprire la storia di questa collezione, leggete «Collezione Baobab: una storia di radici, forme ed equilibrio».

Una gamma di colori naturali

Per quanto riguarda i colori, questo stile di arredamento si ispira alla natura: beige, sabbia, argilla, grigio pietra, marrone, ocra, verde muschio, terracotta. Tonalità delicate e colori terrosi, spesso utilizzati in una gamma monocromatica, che rasserenano lo sguardo.

Il vuoto e l'essenziale

Questo stile lascia respirare lo spazio. Meno oggetti, ma quelli che contano. Una parete spoglia, una mensola poco piena, un tavolo libero: come nell’architettura tradizionale giapponese, il vuoto fa parte della composizione. Si conservano alcuni oggetti di uso quotidiano, belli e utili.

Come creare una camera in stile wabi-sabi?

La camera da letto è il luogo ideale per vivere questo stato d'animo ogni giorno: una stanza che invita alla tranquillità, dove si rallenta il ritmo.

Dormire vicino al pavimento, su un futon. In Giappone si dorme tradizionalmente su un futon steso sul pavimento: un giaciglio semplice, senza fronzoli, che lascia respirare la stanza. Il nostro futon naturale si inserisce in questa semplicità. È realizzato artigianalmente in Francia, nell’Aveyron, con un rivestimento in lino grezzo non trattato, coltivato e tessuto in Francia. L’imbottitura è in lana francese, pulita senza sapone né trattamenti chimici, oppure in cotone biologico. Può essere posizionato direttamente sul pavimento o su una rete a doghe. E poiché nulla va buttato via, dopo una decina d’anni è possibile rifarne l’imbottitura: un’idea molto wabi-sabi. Per trovare quello che fa per voi, leggete come scegliere il proprio futon giapponese.

Biancheria da letto in lino lavato. Il suo aspetto stropicciato e la sua trama naturale ne fanno il materiale ideale per questo stile: non ha bisogno di essere stirata e diventa più morbida con i lavaggi. Il nostro copripiumino in lino lavato è tessuto con lino coltivato in Francia e in Belgio. Scopri tuttala nostracollezione di biancheria da letto.

Legno massello. Il legno massello acquista una patina con il passare degli anni, invece di rovinarsi. I mobili dalle linee semplici conferiscono alla camera un’atmosfera serena.

Tessuti in lana. Un plaid posato ai piedi del letto, come il nostro plaid GOYA in lana merino certificata Woolmark, dona calore e consistenza.

Una luce soffusa. Scegliete una lampada dalla luce calda e soffusa e lasciate entrare la luce naturale durante il giorno.

Nella vita di tutti i giorni: un modo di pensare

Al di là dell'arredamento, è un modo di essere. Il wabi-sabi invita a:

Wabi-sabi, japandi, minimalismo: quali sono le differenze?

A volte viene confuso con altri stili. Il minimalismo punta alla semplicità: un interno minimalista gioca spesso sulle superfici lisce e perfette, dal design molto pulito; il wabi-sabi, invece, accetta l’irregolarità e l’effetto invecchiato. Il «japandi», fusione tra design giapponese e scandinavo, ne riprende alcuni codici (legno chiaro, linee semplici, tonalità neutre), ma rimane uno stile decorativo, mentre il wabi-sabi è innanzitutto una filosofia. Non deve essere nuovo, né perfetto: deve solo essere autentico.

Kipli, ovviamente.

Redatto dal team Kipli, specialisti del sonno naturale dal 2018. Le informazioni sul wabi-sabi si basano sui lavori di Leonard Koren, Japan Experience e Wikipedia; le informazioni sui prodotti provengono dalle nostre schede prodotto.